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Leonardo, Ludovico e Vigevano

 

La presenza di Leonardo a Vigevano è documentata negli anni 1493 e 1494. Ma anche nel 1492 sappiamo che era presente a Vigevano, allorchè Giuliano da Sangallo presentò il modellino ligneo della Sforzesca a Ludovico,
La domanda che dobbiamo porci a questo punto è: cosa ci faceva Leonardo a Vigevano? Seguiva il suo signore Ludovico il Moro che, a partire dal 1489, aveva deciso di trasformare il soggiorno della corte sforzesca e del futuro duca di Milano nel castello di Vigevano in qualcosa di più che una piacevole scampagnata o un diverso week end fuori porta.

La presenza di Leonardo a Vigevano è documentata negli anni 1493 e1494. Ma anche nel 1492 sappiamo che era presente a Vigevano,  allorchè Giuliano da Sangallo presentò il modellino ligneo della Sforzesca a Ludovico,

GIULIANO DA SANGALLO

La domanda che dobbiamo porci a questo punto è: cosa ci faceva Leonardo a Vigevano? Seguiva il suo signore Ludovico il Moro che, a partire dal 1489, aveva deciso di trasformare il soggiorno della corte sforzesca e del futuro duca di Milano nel castello di Vigevano in qualcosa di più che una piacevole scampagnata o un diverso week end fuori porta.

A partire da quella data infatti il Castello di Vigevano diventa la vera sede del governo di Milano, il luogo di attività della potente e temutissima cancelleria privata ducale. Qui Ludovico riceve ambasciatori, convoca da Milano i suoi più stretti collaboratori per riunioni strategiche, ascolta suppliche e petizioni, riceve nobili e feudatari del ducato. Il Castello di Vigevano si trasforma così in una Casa Bianca e gli appartamenti del Moro e della consorte Beatrice nel maniero (cui mette mano Donato Bramante) in una “stanza ovale” ante litteram.

FOTO CASTELLANI CASTELLO

Documenti alla mano sappiamo che il 19 luglio 1489 il Moro riceve nella sua camera privata del Castello di Vigevano i consiglieri ducali. Tra i lavori avviati per trasformare il maniero di origine viscontea, Ludovico mette particolare cura nella realizzazione della terza scuderia conclusa nel 1490. Una vera e propria mania quella per i cavalli che lo porta ad adibire la scuderia (una cui forte eco troviamo nei disegni della “Polita stalla” del manoscritto B) in luogo di incontri ad altissimo livello. Uno dei ministri più ascoltati del Moro ricorda di una conversazione avuto con il suo signore il 12 gennaio 1494 “lì in la stalla de Vigevano”.
Facciamo un passo indietro all’agosto 1487. Il Moro è bloccato a letto a Milano e i primi sintomi di febbri e dolori acuti evolvono in una vera e propria malattia con episodi di paralisi che, proseguendo fino a tutto dicembre, fanno presagire agli ambasciatori mantovani che la sua morte fosse vicina. Gian Galeazzo si dimostra del tutto inabile a reggere il governo del ducato e Milano è ormai sull’orlo di una guerra civile. Le cure dei medici ducali si rivelano però efficaci ed il Moro, ristabilitosi, comincia a riflettere sui rischi corsi e quindi a come evitarli.

FOTO MORO A LETTO

Ottenuto il totale controllo del castello milanese di porta Giovia che adibisce a sede della cancelleria segreta, Ludovico matura la decisione di disporre di un luogo alternativo alla residenza della corte. La scelta cade su Vigevano che, da quel momento, diventa protagonista di un grandioso progetto urbanistico di trasformazione del Castello nel “dulce antium” della corte sforzesca (secondo la definizione dello storico Domenico Macaneo (2) ) e del borgo di Vigevano in una città dinastica o città sfortiana.
Furono interventi a tutto campo (dalla realizzazione di Piazza Ducale alla fattoria moderna della Sforzesca con il suo innovativo sistema idrico) con il preciso scopo di fungere da emblemi di “buon governo” applicati a una comunità del Ducato come Vigevano che divenne così “ “metafora di tutto lo Stato” ed insieme esempio “per accreditare la tesi che voleva presentare il regime ludoviciano come qualcosa di necessario al bene comune e indispensabile alla prosperità ed allo sviluppo dello Stato”.

FOTO MORO E BEATRICE

Facciamo ancora parlare i documenti. Il 13 luglio 1489 il Moro manifesta al podestà di Vigevano la decisa e perentoria volontà di demolire le case dei privati che allora occupavano l’embrione della “platea pubblica”. La lettera ducale contiene una premessa fondamentale: nel 1489 la realizzazione di una grande piazza senza abitazioni con funzione di regale atrio d’ingresso al Castello ha da farsi “per ornamento et bonificatione dela terra da Vigevano”, ma soprattutto perché a Vigevano “il nostro ill.mo signore e nuy (ovverosia il duca legittimo e il Moro) residiamo per la maggior parte de l’anno”. Le demolizioni e quindi l’effettiva apertura del cantiere, causa liti per i rimborsi, slittano tuttavia di tre anni.

Arriviamo così al 1492. L’iscrizione latina sulla lapide in marmo collocata all’ingresso del Castello dalla Piazza e ancor oggi visibile, riporta tale data importante non solo per Vigevano come abbiamo visto nella introduzione. Il testo scandisce la successione degli interventi attuati dal Moro che evidenziamo, numeriamo e forniamo nella traduzione italiana

FOTO

1.assicurato da nemici esterni il ducato al nipote Giovanni Galeazzo;
2.rese fertili con irrigazione fluviale gli aridi campi di Vigevano;
3.riformò a delizioso soggiorno l’antico palazzo dei Duchi in questo castello;
4.ed erigendoli attorno nuovi edifici lo munì di una bellissima torre;
5.aprendo strade e comode vie ridusse a civile decoro anche le squallide case del popolo piene di sudiciume;
6.e distrutti i vecchi edifici attorno alla piazza, questa ampliò ed adornò.

Nel 1492 Ludovico il Moro avvia la costruzione di Piazza Ducale (ultimata nel 1494), caposaldo dell’urbanistica europea e una delle più significative tappe del pensiero architettonico del Rinascimento. Quella di Vigevano è l’archetipo per le piazze italiane da Venezia a Brescia e un esempio che varrà per il Cinquecento europeo da Madrid a Parigi (7) . Gli storici dell’arte propendono per un possibile coinvolgimento di Donato Bramante nella decorazione della Piazza, mentre sul progetto architettonico sono più cauti. Affrontiamo la “vexata questio” nel capitolo X “Ipotesi per Piazza Ducale”

Il 28 ottobre 1492 il Moro, sempre più “vigevanese”, scrive al proprio ambasciatore presso la corte romana di perorare – per il tramite del cardinale Ascanio Sforza suo fratello – la concessione della sede vescovile a Vigevano da parte di papa Alessandro VI, primo ed indispensabile requisito per diventare città.
Questi gli argomenti espressi da Ludovico: “el quale loco essendo tutto reformato in modo che, venendo la Santità Sua de qua, li pareria essere in un mondo novo, ce reputamo carico a lassarlo più tempo senza questo honore quale, ultra la continua residentia nostra qui etiam per l’ornamento et bonificatione del paese del quale li habiamo facto, li è debito”.

MORO E COLOMBO

Certo che l’espressione “mondo nuovo” usata per Vigevano nell’anno di partenza del viaggio di Cristoforo Colombo è una bella suggestione che va sottolineata.

Un concetto analogo, segno della potenza ed efficacia del messaggio che il Moro, da gran comunicatore politico, riesce a far passare è la cronaca di Giovan Pietro Cagnola che, in corrispondenza dell’anno 1493, elenca le opere realizzate dal Moro a Vigevano e così conclude: “et de tante digne cose lo adoptò, che non più Viglievano, ma cittade nova se può noncupare”. 

Per immaginarci e capire la portata della trasformazione del Castello di Vigevano operata da Ludovico il Moro, il suo intento di farne una sfarzosa dimora da esibire agli ospiti illustri, ci soccorre questo passo del cancelliere del Comune Simone del Pozzo:

..di quello sì admirando palazo, del quale re principi et duci si sono marevigliati et laudato lo opifice de sì bella et accomodata stanza,non tanto a duchi de Milan ma a pontefici imperatori et regi. (10)

E ancora ne parla ricordando come da rocca-fortilizio iniziata da Luchino Visconti si trasformò in:

palazo sì magnifico et degno receptaculo d’ogni gran principe, Carlo V imperatore et Francesco et prima Ludovico re di Francia li sono alogiati, e como cosa degnissima…

Leonardo da Vinci è presente a Vigevano insieme a Donato Bramante in quegli anni decisivi di trasformazione dell’allora borgo e di avvicinamento al sogno di dar vita a una città nuova o forse anche alla “Città Ideale”. Al momento accontentiamoci di questa non trascurabile circostanza.